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Arturo Vermi esposto alla mostra "Arturo Vermi Storia e gioia dell’equilibrio di un segno libero" presso Salone Arturo Marescalchi Castello del Monferrato. Dal 16 dicembre 2023 al 25 febbraio 2024

  • Titolo della mostra: Arturo Vermi. Storia e gioia dell’equilibrio di un segno libero
  • Curatore: Matteo Galbiati
  • Salone Arturo Marescalchi Castello del Monferrato Piazza Castello, Casale Monferrato (AL)
  • Periodo:16 dicembre 2023 – 25 febbraio 2024
  • Innaugurazione Sabato 16 dicembre 2023 ore 16.00
  • In collaborazione con: Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, Alessandria, Associazione Arturo Vermi, LeoGalleries, Monza

Il Castello del Monferrato, nell’ambito del palinsesto Castello Contemporaneo, torna a ospitare un grande maestro dell’arte contemporanea accogliendo, nel Salone Arturo Marescalchi, un’importante retrospettiva dedicata ad Arturo Vermi (1928-1988). Anche la città di Casale Monferrato, quindi, accoglie la straordinaria poesia pittorica di Vermi che, dopo il successo riscontrato lo scorso mese di agosto in Arturo Vermi. Dal segno alla felicità, esposizione presso la Rocca di Umbertide. Centro per l’Arte Contemporanea ad Umbertide (PG), curata da Simona Bartolena e Armando Fettolini, in collaborazione con Giorgio Bonomi, arriva nello spazio espositivo piemontese in una nuova veste aggiornata e arricchita.

Arturo Vermi. Storia e gioia dell’equilibrio di un segno libero – a cura di Matteo Galbiati – non è la riproposta del medesimo progetto, ma un ideale lavoro di continuità con il precedente al fine di proseguire nell’analisi, nella conoscenza e nella diffusione al grande pubblico dell’opera di Vermi la cui ricerca, fondata su un impianto estetico e artistico di rilevante spessore culturale, ha avuto, secondo l’attitudine e la volontà date e perseguite dall’autore stesso, un fondamento etico di ineludibile rilevanza.

La storia artistica di Vermi, iniziata da autodidatta e affermata nel novero del dibattito milanese – italiano e internazionale — della sua epoca cui l’artista ha dato poi un contributo necessario e fondativo, è legata al lirismo di un’astrazione che ha sentito la necessità di eliminare, via via, gli orpelli di una tradizione figurativa e materica iniziata con l’Informale, per alleggerirsi con pochi elementi espressivi ma fortemente detonanti negli spazi “vuoti” del colore. La dialettica del segno – necessità espressa nel sodalizio del Gruppo del Cenobio, fondato nel 1962 e concluso un anno dopo, con gli amici artisti Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e Angelo Verga – ha sempre avuto l’intenzione di rinnovare i codici, ormai sentiti come obsoleti, della scultura e della pittura, prima con una pulizia rigorosa degli elementi della composizione poi ritornando ad una espressività più intensa dove il colore ha modo di ritrovare una energia forte e incisiva, ora con una geometria compositiva astratta, poi con l’immaginazione di una nuova figurazione paesaggistica.

Lo sguardo di Vermi è sempre stato attento e sensibile alle istanze dell’animo umano ed ha cercato di esercitare, entro un itinerario di netta libertà creativa, la missione di un dialogo sincero e autentico con l’osservatore: “osservando la complessa semplicità delle sue opere non si può trascurare come al loro interno arda, vero e proprio cuore pulsante, la nostra memoria collettiva. Il suo spazio e il suo tempo sono sincronizzati sull’esperienza umana, sulla ricerca non solo del “bello”, ma soprattutto di quella “felicità” di cui è sempre stato convinto fautore.” La sua missione artistica è determinata da questo rapporto con l’altro, una vera e propria missione redentiva della nostra società.

Dalle Lapidi ai Diari, dalle Presenze ai Paesaggi, dagli Inserti alle Tavole, dalle Lune ai Colloqui, Vermi è presente con “tutto il repertorio della sua prolifica immaginazione in cui esercita la costante del suo desiderio di assoluta libertà, slegata da vincoli dogmatici e accademici, per tendere a quell’ideale di felicità umana che nel manifesto del disimpegno ha definito con puntuale esattezza. Il suo rigore non è mai di chiusura in un elitario intellettualismo, non è una scientifica visione analitica dell’arte, al contrario, è una volontà di purezza, di immediatezza con quella dimensione esistenziale comune – perché universale – a tutti gli individui.”

In Arturo Vermi. Storia e gioia dell’equilibrio di un segno libero, sono presenti tutti i cicli pittorici e scultorei dell’artista e, grazie alla preziosa collaborazione con l’Archivio Arturo Vermi, si configura come una tra le più importanti mostre a lui dedicate in uno spazio pubblico museale italiano. La scelta segue un percorso cronologico a definire e identificare sia le differenti stagioni creative dell’artista, sia la coerenza del suo approccio etico-estetico articolando la peculiarità dell’insegnamento del suo pensiero che, nello spazio suggestivo del Salone Marescalchi, ha modo di rimarcarsi in modo spettacolare e assolutamente peculiare, sottolineando analogie, rimandi e differenze in una continuità visiva di forte empatia e di facile lettura. L’allestimento, di particolare composizione e struttura, è stato pensato e ideato appositamente per il luogo a risultare, così, il valore esclusivo del progetto, completamente inedito nella sua occasione.

Grazie al prezioso contributo della moglie dell’artista Anna Rizzo Vermi – è stato possibile arricchire e variare le opere esposte con ulteriori inserimenti e arricchimenti che mutano la configurazione della proposta rispetto al progetto voluto per Umbertide.

Questa mostra, inoltre, grazie al vivace stimolo e appoggio dell’Assessorato alla Cultura e Istruzione e dell’Ufficio Cultura della Città di Casale Monferrato, dell’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, dell’Associazione Arturo Vermi e della galleria LeoGalleries di Monza, ha modo di sviluppare un nuovo progetto didattico che vede coinvolti e direttamente partecipi gli studenti del I anno del Biennio Specialistico di Comunicazione e Didattica dell’Arte del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia, impegnati nella stesura dei testi critici, interviste e dialoghi a supporto alla monografia di prossima pubblicazione. Gli studenti – Eleonora Bianchi, Laura Bocchetta, Ana Maria Fazzini, Alessia Foresti, Michela Gallesio, Stefy Garzoni, Giulia Andrea Gerosa, Aurora Ghilotti, Sophie Labigalini, Alessandro Mondini, Valentina Morosini, Francesco Stabile del corso di Didattica dei Linguaggi Artistici del prof. Matteo Galbiati – hanno analizzato e studiato la storia di Arturo Vermi e con il loro lavoro permetteranno di sviluppare una lettura aggiornata, inedita e più “giovane” della sua ricerca. Una parte importante sarà data ad un lungo dialogo- intervista, con Anna Rizzo Vermi, che permette di entrare in una dimensione più profonda e intima non solo dell’artista, ma anche dell’uomo.

In concomitanza con la mostra di Vermi, nella Manica Lunga, nel Torrione Enoteca e nel Torrione Androne, sempre all’interno del palinsesto di appuntamenti di Castello Contemporaneo, si presenta, sempre curata da Matteo Galbiati in collaborazione con Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee e Archivio Bruno Bani, la mostra antologica di Bruno Bani Luce, geometria variabile.

In occasione del finissage della mostra sarà presentata, domenica 25 febbraio 2023 alle ore 16.00, la monografia edita per l’occasione.

 

Arturo Vermi nasce a Bergamo il 26 marzo del 1928. Dopo il trasferimento a Milano, ancora giovanissimo, si avvicina alla pittura da autodidatta, realizzando opere di matrice espressionista. La sua prima mostra, nel 1956, è ospitata nel Centro Culturale Pirelli, l’azienda per cui all’epoca lavorava come operaio.

Progressivamente, anche grazie alla frequentazione degli ambienti di Brera, la sua pittura si dirige verso uno stile di ambito informale. Dopo un soggiorno di due anni a Parigi, rientra a Milano e fonda con Ettore Sordini, Angelo Verga, Agostino Ferrari, Ugo La Pietra e Alberto Lùcia il gruppo del Cenobio. Risalgono a questo periodo le Lavagne, le Lapidi e i primi Diari, primi passi nella ricerca sul segno che caratterizzerà buona parte della sua produzione. Nel 1964 risiede alle Botteghe di Sesto, luogo di riferimento delle avanguardie artistiche dell’epoca, e vi frequenta artisti quali Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Lino Marzulli, Lino Tiné e Marco Carnà. Nello stesso periodo si lega professionalmente all’architetto Arturo Cadario. Comincia a esporre in alcune delle più importanti gallerie italiane e in prestigiosi spazi espositivi, come la Rotonda della Besana a Milano e il Palazzo delle Prigioni Vecchie a Venezia. Intanto la sua ricerca prosegue, con le Presenze, i Paesaggi e le Marine, che aprono nuovi motivi di riflessione nella ricerca del segno. Nel 1967 l’amicizia con Lucio Fontana si consolida e Vermi approfondisce con lui quel concetto di spazio che sarà poi importantissimo nella sua ricerca futura. Nascono opere quali le Piattaforme e 100.000.000 di anni luce, quest’ultimo esposto alla Galleria San Fermo a Milano nel 1973.